Come io vedo il linguaggio nell’incisione

Queste considerazioni, riferite unicamente alla tecnica calcografica che nei suoi limiti e qualità presumo di ben conoscere dopo oltre 40 anni di pratica attesteranno unicamente il mio personale punto di vista, libero certo ciascuno di non condividerle.
La calcografia deve essere distinta da ogni altra tecnica di riproduzione su carta per le sue precipue caratteristiche, che la rendono diversa, collocandola oggi, libera da mera funzione riproduttiva e didattica, ad un livello d’espressione artistica unico, più astratto, sopra ogni altra adatta ad evocare il mondo del sogno e della memoria, empireo per iniziati, incisione che dona ad ogni suo segno impresso presenza e rilievo tattile vivo e vibrante, che si avvale di materiali poveri, quali metallo, nero-fumo, carta e si manifesta in tutto il suo splendore quando finalmente separiamo la carta dalla lastra-matrice.
Tecnica indiretta per eccellenza, é modo d’esprimersi che ammalia e avvince con la sua ostica tecnica coloro che l’avvicinano e una volta conquistata, essi si dedicheranno a lei con ostinazione e continuità. La calcografia nella sua apparente semplicità nasconde molte insidie: un riuscito, originale disegno, qualora si volesse trasportare su rame, potrebbe diventare mediocre copia di se stesso; i tratti che lo compongono, pazientemente e fedelmente riportati, sovente rischiano di perdere fluidità, diventare deboli e banali. Mi viene alla mente un episodio indicativo: l’Autore di un celebre fumetto, certo per nobilitare e rendere più esclusiva la sua opera, la volle trasportare, pur essendo privo di preparazione tecnica, in una suite incisa; la sua inesperienza, nonostante l’aiuto dello stampatore, fu punita, il disegno già sicuro ed efficace nelle tavole originali si trasformò in una serie di fiacche incisioni dilettantesche. L’opera incisa affrontata da un esperto é autonoma, esprime se stessa, l’idea mediata dalla matrice si manifesterà, non mi stancherò di ripeterlo, soltanto nella stampa finale; un frettoloso bozzetto, appena un appunto, potrà trasformarsi in sontuosa incisione.
Riferendoci sempre alla calcografia, é importante non dimenticare il mezzo meccanico che ci permette di realizzarla: il torchio. Questa semplice macchina da stampa é rimasta dalle sue origini in pratica immutata: i due cilindri d’acciaio che la caratterizzano pressano fra loro, con la forza di molte tonnellate, la lastra metallica inchiostrata sulla carta ancora umida, che così ne assorbirà l’inchiostro, mentre le sue fibre subiscono una vera trasformazione strutturale là dove la matrice ha lasciato la propria impronta; osservando con attenzione la stampa finale si noterà allora come i bianchi presenti nel calco siano diversi, più luminosi e compatti e addirittura, nel caso di una maniera nera, d’impercettibile rilievo.
L’essenza della realtà nella quale viviamo ci é riproposta continuamente dal mondo della pubblicità, del cinema, della televisione, con un’orgia di colori esagerata, che ci descrive e quasi impone un mondo iperreale che non ci appartiene e quasi non riusciamo a riconoscere, in quanto poco o nulla concede alla nostra libera e più vera capacità immaginativa; per astrarmi, fuggire quello che con ragione vivo e considero un condizionamento, mi piace dedicarmi e trovare rifugio nella tradizione incisoria, nell’atmosfera astratta del bianco e nero e questo non per accettare o impormi dei limiti, ma al contrario quale chiave d’accesso a più indipendente e libera fantasia, che mi consenta così di creare non immagini costrette al realismo del colore, ma capaci di andare oltre i limiti dell’apparenza, in grado di evocare più che di descrivere. E’ giusto qui ricordare come anche l’incisione classica sia stata sempre monocroma e non perché i grandi Autori del passato non conoscessero e a fondo la teoria e la tecnica della stampa a colori già dalla prima metà del XVII secolo, ma per scelta deliberata e consapevole; evitarono di proposito, certo solo nelle loro opera incisa, l’invadenza e i limiti del colore, per lasciare maggiore spazio all’immaginazione e alla sensibilità di quelli che sapevano godere appieno l’essenza delle loro stampe; solo nella forma popolare delle riproduzioni di genere si manifestò sovente il bisogno della presenza accattivante della coloritura. Proviamo per un momento a ricordare l’aura dell’incisione le “Tre Croci” di Rembrandt, e cerchiamo d’immaginarla adesso a colori...........
Al contrario, per molte incisioni moderne, particolarmente quelle astratte, il colore si rende indispensabile, soprattutto quando in origine già così siano state concepite, anche se in molti di questi casi il principio stesso d’incisione può essere messo in discussione sia per il ricorso a tecniche incisorie ibride, sia per le maggiori dimensioni di solito adottate, che fanno apparire queste opere vere incursioni nel campo ben diverso della pittura.
L’immagine incisa é comunemente realizzata su lastra metallica e il giudizio critico-estetico non potrà né dovrà prescindere da questa premessa; ad esempio la resa dello sfumato e la fusione dei passaggi tonali, facilmente ottenibile con altre tecniche sia grafiche sia pittoriche, é obbiettivamente più difficile in calcografia, ma al meglio del risultato raggiunto sapranno affascinarci con la delicata presenza della quasi tattile materia che li compone riuscendo a trasmetterci più sottile emozione.
A conferma di quanto ho sostenuto finora vorrei dedicare qualche parola alla tecnica che ho scelto e personalmente prediligo: la maniera nera. E’ soltanto con lei, con le sue così uniche caratteristiche, che diventa veramente possibile, agendo direttamente sulla sua particolare preparazione, ottenere quegli infiniti passaggi tonali, che dal nero profondo e vellutato, arrivano al bianco argenteo delle sue luci più alte; in passato anch’essa fu ancella, votata a riprodurre a colori la grande pittura inglese del XVIII secolo, ma oggi, modernamente recuperata e interpretata, esalta la scelta monocromatica che deve distinguerla.
La calcografia, nel percorso obbligato attraverso la matrice di metallo, non smette mai di affascinarci e stupirci con l’alchimia dei suoi acidi e con l’efficacia dei suoi semplici strumenti, quali i bulini, le punte, i raschietti e i brunitoi, che ci consentono di lavorare e controllare il progredire di ciò che ci siamo proposti di ottenere: dalla prima schematica idea, prenderà corpo la stampa finale con un risultato che forse talora potrà essere deludente, ma a volte anche premiarci con un esito insperato, risultato che  é sfida continua alla nostra esperienza e non smetterà mai di commuoverci e stupirci.
A questo punto sia ben chiaro: qualsiasi allusione e riferimento all’incisione originale é voluto...........

Torino,giugno 2001                                            

Alberto Rocco

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